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Innalzamento del mare, l'allarme al mondo dall'UniversitÓ di Trento: andrÓ peggio del previsto.

Il recente studio pubblicato dai ricercato'ri dell'UniversitÓ di Trento Antonio Zecca e Luca Chiari sulla rivista scientifica 'Global and Planetary Change presenta un quadro ancora pi¨ preoccupante di quello pronosticato nell'ultimo rapporto dell'IPCC, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico.

 

Nel ventesimo secolo il livello si è alzato di venti centimetri. Ed altri 20, ma in determinate aree del globo anche 60, saranno i centimetri di innalzamento del livello marino terrestre con cui le prossime generazioni faranno i conti entro la fine di questo secolo secondo l'ultimo rapporto dell'IPCC, il gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico.
Il quadro potrebbe sembrare di per sè già sufficientemente sinistro, ma - stando allo studio fresco di pubblicazione firmato da Antonio Zecca e Luca Chiari dell'Università di Trento - questi dati si stanno dimostrando in realtà ottimistici: l'incremento minimo stimato dai due ricercatori si attesta infatti tra gli  80 e i 95 centimetri. Un metro d'acqua che modificherebbe irrevocabilmente il profilo di molte aree geografiche del pianeta entro la fine del secolo, senza contare che il livello del mare continuerà poi a salire per almeno duecento anni.

Questo, peraltro,  pur tenendo conto della riduzione dei combustibili fossili (dovuto sia ad un esaurimento naturale che ad un miglioramento dell'efficienza energetica). Più precisamente, i due fisici dell'atmosfera trentini hanno implementato i modelli climatici dell'IPCC con nuovi dati riguardanti appunto la prevista riduzione di combustibili fossili, nella speranza di positive influenze sulla risalita del livello marino. Gli esiti, però, non sono confortanti: lo studio dimostra che il mare continuerà inesorabilmente a crescere. Anche limitandosi alla più rosea delle prospettive, cioè a una drastica diminuzione dell'utilizzo di combustibili fossili: "È importante sottolineare che le nostre stime rappresentano i valori minimi, - precisa infatti al riguardo Luca Chiari - perché i nostri scenari di emissione non tengono conto dei combustibili fossili non convenzionali e di futuri sviluppi tecnologici che potrebbero migliorare le attuali tecniche di estrazione".

Foschi scenari, dunque, per le aree costiere a rischio. Dal Bangladesh alle Maldive, dalla Florida all'Egitto, il profilo geografico di molti paesi dovrebbe essere ridisegnato. Con conseguenze drammatiche. Il fertile Delta del Nilo, ricorda ad esempio Zecca, sfama attualmente il 70% della popolazione egiziana: "In altre parole, almeno 55 milioni di egiziani dovrebbero andare a coltivare e vivere altrove."

Ma i contraccolpi non mancheranno neppure per l'Italia, nonostante negli ultimi decenni l'innalzamento del livello del Mediterraneo sia stato minore rispetto a quello globale perchè in parte compensato da un incremento dell'evaporazione (effetto del riscaldamento globale su un bacino chiuso e di dimensioni limitate come il Mare Nostrum). Allarme quindi per i comuni costieri delle aree pianeggianti a ridosso di Adriatico e Tirreno. "La zona più vasta - chiarisce Zecca - è quella che va da Cesenatico, Cervia, Ravenna, quasi fino a Ferrara, e poi Rovigo, Piove di Sacco, Mestre, fino a Monfalcone. Almeno 1500 km quadrati di pianura agricola fertile. Ma i danni alla produzione agroalimentare si estenderebbero a una superficie maggiore, perché l'acqua salata risalirebbe nei fiumi e nelle falde, salinizzandole".

Lo studio conferma poi che la risalita del livello marino potrebbe essere se non altro "frenata" con un radicale taglio elle emissioni di gas-serra. Questo consentirebbe all'umanità di allungare il periodo di tempo utile per rispondere al cambiamento, alle sfide della nuova geografia, cominciando a prendere misure di adattamento all'inevitabile.

Secondo le ultime ricerche sul tema dello statunitense National Center for Atmospheric Research, peraltro, la temperatura media del pianeta nei prossimi 80 anni potrebbe innalzarsi fino a sei gradi centigradi, il triplo di quanto immaginato. E anche per poter contenere il riscaldamento globale quantomeno entro i due gradi centigradi previsti, sarebbe necessario ridurre le emissioni del 5,1% ogni anno per i prossimi 39 anni consecutivi.

L'unica opzione è dunque una grossa frenata prima dell'impatto, per non farsi cogliere impreparati. Parola d'ordine, efficienza energetica.

 

 

Fonti : press agencies, web.


Per approfondire: Su Sperimentarea.tv, la web tv del Museo Civico, si segnalano in particolare i film:
 


Il cambiamento del livello del mare nel Mediterraneo negli ultimi 2000 anni
: un viaggio nel tempo tra geologia, archeologia e geofisica     -   di Marco Anzidei
 
 


Mediterraneo attivo
di Marco Anzidei
 


Un mare in ebollizione
di Marco Pisapia



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