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Biodiversitā a rischio: la guerra dei tonni

I primi esiti di un progetto di ricerca europeo confermano la possibilitā di allevare e far riprodurre in cattivitā il tonno rosso, fortemente minacciato di estinzione da decenni di pesca industriale senza scrupoli. Ma Greenpeace, che da anni si batte a tutela dei tonni, contesta questa prospettiva perchč irrispettosa degli equilibri ecosistemici marini e continua a battersi per l'attivazione di una rete globale di riserve marine nelle zone chiave di riproduzione.


 

La conferma è delle scorse settimane: grazie agli esiti positivi di un progetto di ricerca europeo si concretizza la prospettiva di un nuovo futuro per il tonno rosso, che non rischiera' cosi' di scomparire dalle acque del Mediterraneo. 

Incoraggianti sono infatti i risultati ottenuti da alcuni team di ricercatori europei - per l'Italia l'Universita' di Bari - che per la prima volta sono riusciti a far deporre milioni di uova, in modo naturale e senza alcun apporto ormonale, da una quarantina di esemplari di tonno rosso selezionati e mantenuti in cattivita'. Un risultato senza precedenti che - ne e' convinta Bruxelles - aprira' numerose opportunita'. 

Da anni Greenpeace come altre associazioni ambientaliste denuncia i rischi della pesca esasperata al tonno rosso, ormai seriamente minacciato di estinzione. "Oltre due metri di lunghezza, 700 chili di peso, veloce e scattante come un cavallo (può raggiungere gli 80 km/ora), il Thunnus thynnus, il tonno rosso, è uno dei re del mare - sottolinea il sito del movimento ambientalista -  Vive fino a trent'anni. Come noi è a sangue caldo e la capacità di regolare la temperatura del suo corpo gli permette di migrare attraverso gli oceani, nuotando migliaia di chilometri ogni anno e sopravvivendo in condizioni ambientali molto diverse. Fra tutte le specie di tonno è quella che raggiunge le dimensioni maggiori, con la più alta percentuale di grasso corporeo; il che ne fa un pesce ricercato.  E in effetti, il tonno rosso ha avuto un importante ruolo nell'economia e nella vita dei popoli del Mediterraneo. Nell'antica Roma, la pesca e la salatura del tonno erano attività rilevanti. Ma oggi la pesca industriale, finalizzata in particolare all'esportazione in Giappone, sta mettendo in pericolo il futuro della specie e quello di centinaia di pescatori. Il Mediterraneo è fondamentale per la sopravvivenza dei tonni rossi che, ogni anno, da millenni, arrivano dall'Atlantico riuniti in branchi immensi per riprodursi nelle sue tiepide acque. E ogni anno trovano ad attenderli una flotta sempre più numerosa di pescherecci sempre più grandi. Queste imbarcazioni usano reti conosciute come tonnare volanti, così grandi da circondare un intero banco. Come se catturare i pesci nella loro zona di fecondazione non fosse già una pazzia, le flotte pescano più del consentito e aumentano così i pesci che vengono catturati troppo giovani. Il tonno rosso arriva alla maturità tra i 5 e gli 8 anni, ma gran parte degli esemplari viene catturato prima di aver avuto la possibilità di riprodursi".

Il grido d'allarme degli ambientalisti è rimasto però finora sostanzialmente inascoltato a livello internazionale. Unica eccezione l'Italia, dove armatori e pescatori hanno preferito quest'anno tenere a secco le reti dell'imponente flotta così da facilitarne la riproduzione dei tonni, pur con gravi conseguenze sul reddito di operatori e lavoratori.

Per la prima volta lo scorso giugno i militanti di Greenpeace sono quindi passati dalle parole ai fatti, scendendo con le navi  Rainbow Warrior e Arctic Sunrise nelle zone di caccia per bloccare i pescherecci con azioni dimostrative. Nel corso di un blitz al largo di Malta, sette gommoni di Greenpeace  - impegnati nel tentativo di sommergere il lato di una rete da pesca a circuizione calata in mare dal peschereccio francese “Jean Marie Christian 6” per liberare così i tonni catturati - sono stati circondati da imbarcazioni di pescatori e attaccati con coltelli e arpioni: due gommoni sono affondati, un attivista australiano è rimasto ferito. Qualche giorno dopo la Commissione Europea sanciva la chiusura con una settimana di anticipo della stagione di pesca al tonno rosso, ma solo a causa del già avvenuto superamento della quota prefissata.

"Il massacro del tonno rosso in ogni caso è proseguito anche oltre quella data, - precisano i portavoce di Greenpeace - dal momento che tutti i pescherecci non battenti bandiera Europea hanno continuato a pescare.  Le flotte non-europee avevano a disposizione circa il 40 per cento della quota di pesca concessa quest’anno dall’ICCAT, la Commissione Internazionale che gestisce la pesca del tonno rosso. Purtroppo spesso si tratta di imbarcazioni europee che decidono di utilizzare bandiere di altri paesi per “convenienza” in modo da evitare i regolamenti comunitari". E per i tonni il destino sembra sempre più segnato. 

Nuove prospettive potrebbero però arrivare ora appunto dalla ricerca scientifica. La sfida di poter riprodurre in cattivita' il tonno rosso, come si fa per il salmone (solo la Norvegia ne alleva un milione di tonnellate l'anno), e' stata raccolta da un consorzio formato da 13 organismi pubblici e da numerose imprese che da tre anni stanno lavorando al progetto Selfdott, finanziato dall'Ue con 2,98 milioni di euro e coordinato dall'Istituto spagnolo di oceanografia (in Spagna e' il centro di allevamento), che in seguito distribuisce le uova agli istituti collegati.

''Ci attendiamo entro qualche anno - spiega un esperto Ue - dei risultati concreti sulla possibilita' di allevare naturalmente il tonno rosso in quanto i ricercatori sono già riusciti a far sviluppare le uova durante 63 giorni ed ora ne abbiamo a disposizione 200 milioni su cui effettuare le ricerche''. La sfida, ha spiegato Maire Geoghegan-quinn, commissaria europea alla ricerca e innovazione, ''è far crescere le risorse alimentari, quindi l'occupazione, ma in modo sostenibile''.

Ma dove allevare in futuro gli avannotti di tonno rosso? ''Nei parchi eolici offshore in via di costruzione'' rispondono gli esperti Ue, convinti che potrebbe essere quella la soluzione per rilanciare l'acquacoltura europea.

La soluzione, tuttavia, non convince Greenpeace, che punta il dito contro ''le fattorie del mare dove i tonni  ingrassati con altro piccolo pesce sono fonti - dicono - di inquinamento marino. Per produrre un chilo di tonno si utilizzano fino a venti chili di mangime, innescando un processo che porta a un ulteriore sovrasfruttamento delle risorse ittiche. Non bastasse, la quantità necessaria per alimentare i tonni d'allevamento è così grande che c'è bisogno di importare pesce pescato in altri mari, con il rischio di introdurre nel Mediterraneo malattie contagiose che, come già successo altrove, potrebbero decimare le popolazioni ittiche locali".

Greenpeace propone invece soluzioni alternative: "È urgente proteggere i tonni nelle loro zone di riproduzione in modo da permettere alla specie di recuperarsi da decadi di sovra-sfruttamento. Per questo Greenpeace si batte per l'istituzione di una rete globale di riserve marine in zone chiave di riproduzione che tuteli il 40 per cento dei mari del Pianeta, incluso il Mediterraneo. Inoltre, è necessario che a bordo dei pescherecci siano presenti osservatori indipendenti per garantire che i pesci più piccoli non vengano pescati e che non si peschi di più di quanto consentito. L'esperienza dimostra che, in assenza di una gestione indipendente, la pesca industriale non rispetta le regole".  E solo così, a parere degli ambientalisti, il Thunnus thynnus potrà continuare a nuotare nei nostri mari.

 

Fonti : Greenpeace Italia;  press agencies, web 

Per approfondire: su Sperimentarea.tv   e sul suo canale tematico dedicato ai temi della biodiversità AceSap Channel - è disponibile il video di Greenpeace  

Guarda il video

 
 Bye bye, tonno rosso


 



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