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Il clima che cambia: l'anno meteorologico 2009 a Rovereto a confronto con la serie storica secolare
Un anno di eccessi, segnato dal gelide giornate invernali, ma nonostante ciò al secondo posto nella classifica delle annate più calde tra quelle di cui si conserva memoria nei secolari registri della stazione meteorologica storica roveretana all'ex-convento di San Rocco. Alessio Bozzo, ricercatore per la Meteorologia del Museo Civico di Rovereto, completa l'analisi dei dati raccolti nel corso del 2009 assieme al collega Fausto Maroni con un riesame complessivo dell'andamento meteorologico locale e globale.
Anno 2009: un anno caldo, il secondo più caldo nella serie storica, ma che ha mostrato molti eccessi. Cominciato con precipitazioni nevose da record sulle Alpi, proseguito con una primavera tra le più calde degli ultimi anni e con un'estate rovente. Forte ondata di freddo, infine, nella seconda metà di dicembre, in uno degli inverni più freddi a livello europeo, ma molto caldo a livello mondiale.
L'analisi considera dapprima l'andamento annuale a Rovereto in confronto con la serie storica secolare, rimarcando i fatti salienti che hanno contraddistinto le varie stagioni, allargando poi lo sguardo a livello europeo e mondiale.

Inverno 2008/2009
La stagione invernale 2008/2009 ha mostrato temperature mediamente 1 °C superiori alla norma a causa delle frequenti condizioni perturbate che hanno limitato la discesa delle temperature e la latitanza di irruzioni fredde che non hanno portato a vistosi picchi negativi. L’episodio più freddo è occorso il 4 di gennaio con temperature che in valle hanno raggiunto i 6/8 °C sotto lo zero.
La caratteristica saliente della stagione è stata l'estrema nevosità registrata a quote medie nelle nostre montagne. I cumuli stagionali hanno raggiunto picchi record, i più alti degli ultimi 20 anni.
Alla fine di marzo gli spessori della neve nelle Prealpi a soli 1000m erano diffusamenti superiori al metro, in netta controtendenza con la situazione degli ultimi 10 anni (dati Meteotrentino www.meteotrentino.it ). In valle si è registrata una piovosità molto superiore al normale: 800 i mm di pioggia caduti tra settembre e febbraio contro una media di poco più di 450 mm.

Situazione sull'altopiano di Folgaria a fine febbraio 2009: più di 2 m di neve a Passo Coe
Primavera -Estate
Come già ricordato in un precedente intervento nel notiziario online, il semestre marzo-agosto è stato caratterizzato da una persistente, forte anomalia termica che ha portato a picchi di caldo record ad aprile, maggio e agosto. Il mese di maggio è risultato il più caldo della serie storica, con una massima il giorno 25 di ben 35.4°C, la più alta registrata a maggio a S. Rocco. Le ondate di caldo hanno colpito ripetutamente durante tutta l'estate senza portare picchi particolarmente elevanti, ma contribuendo a mantenere le temperature quasi continuamente al di sopra delle medie. Il mese di agosto, in particolare, è risultato il secondo più caldo nella serie storica roveretana dopo l'estremo agosto 2003.
Data la forte e continuata anomalia termica, l'enorme accumulo nevoso alle quote medie è scomparso completamente entro la fine di maggio, ed anche ad alta quota le misure glaciologiche hanno mostrato come i ghiacciai non abbiano beneficiato dell'abbondante stagione invernale, concludendo la stagione ablativa in deficit ( http://www.nimbus.it/ghiacciai/2009/20090927%20Lys.pdf , http://www.nimbus.it/ghiacciai/2009/20090908%20Basei.pdf , http://www.nimbus.it/ghiacciai/2009/20090907Ciardoney.pdf). L'ultimo anno conclusosi in bilancio positivo per i ghiacciai alpini è stato il 2001.
Molto piovoso l'inizio della primavera, mentre i due mesi che hanno fatto segnare le maggiori anomalie termiche, maggio ed agosto, si sono anche rivelati particolarmente secchi, con meno della metà delle precipitazioni medie attese.
Autunno e Inverno 2009-2010
Settembre e la prima metà di ottobre hanno mostrato caratteristiche ancora tardo estive, con temperature superiori alla media e massime ancora attorno ai 20-25°C. Un cambio brusco verso la stagione invernale si è avuto dopo il 15 di ottobre, quando un'irruzione fredda da nord ha portato ad un brusco calo le temperature con deboli gelate nei punti più freddi della valle e forti nevicate in Alto Adige, sulla cresta di confine. Oltralpe le nevicate sono state a tratti imponenti: secondo il servizio meteorologico austriaco da almeno 25 anni non si regisrava così tanta neve in ottobre (fino a 115cm sui monti del salisburghese).
L'evento è stato tuttavia solo un assaggio d'inverno: novembre vede nuovamente temperature superiori alla media e nevicate relegate in alta montagna.
Una decisa inversione di tendenza si ha con dicembre. Dalla seconda metà del mese le temperature mostrano un deciso calo frutto di una poderosa irruzione fredda orientale che colpisce quasi tutta Europa. E' l'inizio di una stagione invernale anomala, che ha visto un forte contrasto rispetto agli inverni degli ultimi 20 anni e che ha portato numerosi record di freddo soprattutto in Europa centro-settentrionale, ma anche in Italia.
La neve fa la sua comparsa su tutto il nord Italia attorno al 20, imbiancando diffusamente tutte le coste adriatiche e la Pianura Padana. I giorni successivi le temperature scendono a valori record, come non si vedeva dal lontano 1985, nelle pianure venete ed emiliane, con punte fino a -15/-17°C di minima e massime che non superano i -5°C in numerose zone.

Immagine composita a falsi colore dal sensore MODIS, satellite AQUA, dopo la nevicata del 19 dicembre 2009. Si notino le valli alpine più interne e la Val d'Adige prive di neve, mentre le coste adriatiche appaiono ben innevate.
In Trentino le temperature crollano abbondantemente al di sotto dello zero, con punte attorno ai -10 nel fondovalle della Val d'Adige i giorni 20 e 21 e massime che sfiorano appena gli zero gradi. La neve fa la sua comparsa anche in regione il 21 e 22 con una ventina di cm in città, ma è seguita da un subitaneo e forte addolcimento del clima nei giorni delle festività natalizie, con pioggia abbondante a fondovalle e nevicate relegate a quote superiori ai 1800m in montagna. Tra il 21 ed il 25 cadono, tra pioggia e neve, più del doppio delle precipitazioni attese per dicembre.
Leggermente sopra media per quanto riguarda la temperatura ma fortemente deficitario per le precipitazioni il mese di gennaio. Notevoli le temperature rigide in tutta l'Europa centrale e occidentale e le frequenti nevicate. Per alcune zone dell'Europa centro settentrionale ed orientale si tratta di uno degli inverni più rigidi da 20 anni. Per le Isole Britanniche e la Scozia addirittura dagli anni '60.
Questa rigida stagione invernale si chiude con un'ultima ricaduta ai primi di marzo, con una poderosa tempesta di neve che interessa nuovamente l'Italia centro-settentrionale: gli accumuli sono straordinari sull'Appennino settentrionale e sulle colline toscane, con punte di 60 cm/1m a soli 500m di quota. Il Trentino è nuovamente saltato dall'evento: mentre a Vicenza e Verona si registrano nevicate diffuse, la Val d'Adige, protetta dalle irruzioni orientali, resta in ombra orografica e solo un paio di cm si registrano a Rovereto la notte del 10.
Anomalie termiche italiane ed europee
Il 2009 si è chiuso molto fresco in Europa, con punte di freddo come non si avevano da molti anni. Uno sguardo alle anomalie annuali mostra pero' la preponderanza di eventi con anomalie termiche superiori alla media. A Rovereto solo il mese di dicembre ha mostrato temperature in linea con la media 1961-1990 e leggermente inferiore alla media 1971-2000. La media annuale registra invece un altro anno record, addirittura il secondo più caldo della serie storica. Il risultato è confermato se si allarga lo sguardo a livello nazionale: le anomalie calcolate dall'ISAC-CNR pongono il 2009 al quinto posto tra gli anni più caldi in Italia.
L'inverno appena trascorso è un ottimo esempio di come le percezioni locali possano dare un'idea distorta dell'andamento del clima a scala più ampia, europea o globale.
L'immagine a destra mostra le anomalie termiche del trimestre Dicembre-Gennaio-Febbraio a scala
europea: come già accennato, si è trattato di un inverno molto più freddo del normale per molte aree, addirittura fino a 4 gradi in meno del normale in Scandinavia e nelle Repubbliche Baltiche ed in Germania orientale e sui 2-3 sotto la media nel Regno Unito ed in Francia. Anomalie positive invece in Medio Oriente ed in Turchia.
Se però allarghiamo lo sguardo a scala globale (immagine a sx), si può osservare come le anomalie negative siano controbilanciate da estese anomalie positive, concentrate per lo più alle alte latitudini. Incredibile per chi ha vissuto la stagione in Europa, ma il trimestre invernale 2009-2010 è risultato tra i più caldi degli ultimi 20 anni a livello globale! Interessante è anche notare che le anomalie negative sono per lo più concentrate nei luoghi di più ampia risonanza mediatica come Europa e Stati Uniti centro orientali. I maggiori scarti positivi dalla norma, invece, sono concentrati su Canada settentrionale e zone Artiche (i dati di temperatura provengono da osservazioni satellitari), Africa sahariana e Medio Oriente. La distribuzione delle anomalie fa parte della normale variabilità climatica degli inverni dell'emisfero settentrionale, dominata da scambi meridiani di calore tra le regioni polari e quelle subtropicali. Si noti l'anomalia positiva sul Pacifico equatoriale orientale, collegato ad un El Niño di media portata che ha caratterizzato gli ultimi mesi del 2009.
L'errore è quello di confondere una singola stagione (e magari con una visione ristretta ad una singola regione) come paradigma di un eventuale tendenza climatica, come si è assistito nella notevole risonanza mediatica ottenuta dalle numerose ondate di freddo che hanno colpito l'Europa nella passata stagione, spesso distorcendone la portata a livello climatico (un esempio tra i tanti http://www.ilgiornale.it/interni/e_chiamano_surriscaldamento_pianeta/22-12-2009/articolo-id=408928-page=0-comments=1).

Riguardo al 2009, uno sguardo più accurato ai dati mostra come a livello globale l'anno abbia mediamente portato anomalie positive, specialmente nelle zone artiche. L'Europa ha avuto anomalie generalizzate dell'ordine di 0.5/1.0°C.
L'Italia, secondo le anomalie calcolate dall'ISAC-CNR, chiude il 2009 con un'anomalia tra 1.0°C e 1.5°C. Alla stazione storica di Rovereto-S.Rocco si è osservata un'anomalia annuale di +2°C, la seconda annata più calda dopo il 2007 che fu caratterizzato da un inverno anormalmente mite.



di Alessio Bozzo
ricercatore per la Meteorologia
MUseo Civico di Rovereto
di Alessio Bozzo
ricercatore per la Meteorologia del Museo Civico di Rovereto
Per informazioni:
Museo Civico di Rovereto
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38068 Rovereto (TN)
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