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La Terra ha nove vite, ma ne sta perdendo sei

Sono nove i 'sistemi di supporto' su cui si basa la vita sulla Terra. Tra questi, solo uno versa in buone condizioni e sei possono essere definiti allo stremo o addirittura oltre il punto di non ritorno. E' quanto emerge dallo studio di un team internazionale di massimi esperti in scienze ambientali ed ecosistemi pubblicato negli scorsi giorni dalla rivista New Scientist. Una speranza nasce perņ dal concetto di soglia tollerabile...


Le buone notizie riguardano l'ozono: messe al bando le sostanze chimiche che stavano provocavando l'assottigliamento nella stratosfera di questo gas-filtro  (in grado di trattenere da solo circa il 99 % delle radiazioni ultraviolette solari), il pericolo comunemente definito come 'buco nell'ozono' può dirsi per il momento arginato, anche se non definitivamente superato.

Per il resto, le analisi sullo stato di salute del nostro pianeta e dei suoi 'sistemi di supporto vitale' sviluppate nel corso di quest'ultimo anno da un team internazionale di 28 luminari - ora fresche di pubblicazione sulla rivista New Scientist a firma  di Fred Pearce -  tracciano  un check up a dir poco drammatico.

Sei dei nove sistemi di supporto alla vita sulla Terra risultano infatti in condizioni disperate. Per tre di questi, vale a dire clima, biodiversita' e livelli di azoto, i confini di tollerabilità risultano gia' superati. In altri tre casi, riguardanti le riserve di acqua potabile, lo sfruttamento della terra e l'acidificazione degli oceani, la soglia di non ritorno è ormai prossima. Ancora tutta da definire, invece,  la soglia tollerabile relativa all'inquinamento chimico e ai livelli di aerosol nell'atmosfera.

"Fino ad ora - scrive al riguardo Fred Pearce - la Terra è stata molto gentile nei nostri confronti. La maggior parte delle nostre conquiste negli ultimi 10.000 anni - agricoltura, cultura, città, industrializzazione e la crescita del nostro numero da un milione o giù di lì a quasi 7 miliardi di individui  - è avvenuto nel corso di un periodo insolitamente benigno in cui il sistema di regolazione naturale della Terra ha mantenuto tutto, dal clima alle forniture di acqua potabile, entro definiti, confortevoli limiti.
Questa balsamica primavera dell'umanità è conosciuta come Olocene. - prosegue Pearce - Ma ora siamo in una nuova era, l'Antropocene, contraddistinta dalla dominazione umana dei sistemi fondamentali che mantengono le condizioni del pianeta. Abbiamo preso i comandi della nave spaziale Terra, ma nel nostro desiderio sconsiderato di "avanzare arditamente", possiamo aver dimenticato l'importanza di mantenere i suoi sistemi di supporto vitale.
Le esigenze di quasi 7 miliardi di esseri umani - continua ancora Pearce - stanno tirando la Terra verso il punto di rottura. Sappiamo dei cambiamenti climatici, ma che dire delle altre minacce? Fino a che punto realmente contano l'inquinamento, l'acidificazione degli oceani, estinzioni di massa, zone morte nei mari e altri problemi ambientali? Non possiamo continuare a stressare questi sistemi a tempo indeterminato, ma a che livello ci si ritorceranno contro?" 

A simili interrogativi intendeva appunto  dare risposta lo studio del team di massimi esperti mondiali in ecosistemi e scienze ambientali radunato lo scorso anno da Johan Rockström, direttore dello Stockholm Environment Institute in Svezia. Tra i ricercatori coinvolti nelle analisi, anche il premio Nobel Paul Crutzen, il climatologo della Nasa James Hansen, il ricercatore e  specialista in "punto di non ritorno"  Tim Lenton e il direttore dell’Istituto di ricerca di Potsdam sugli impatti del cambiamento climatico nonchè consigliere per l’ambiente del governo tedesco Hans Joachim Schellnhuber. 

Il team ha identificato i nove 'sistemi planetari di supporto vitale' essenziali per la sopravvivenza umana. Ha poi quantificato fino a che punto siano stati già spinti ed ha stimato quanto oltre possiamo andare senza minacciare la nostra stessa sopravvivenza. Al di là di certi limiti, avvertono gli esperti, si rischia di provocare "irreversibili e bruschi cambiamenti ambientali" che potrebbero rendere la Terra un luogo assai meno ospitale (Ecology and Society, vol 14, p 32). 



Vari i 'malanni' confermati dal check up del team, con cause per la maggior parte ormai ben conosciute: il riscaldamento globale, la perdita di biodiversità che compromette irrimediabilmente il prezioso equilibrio ecosistemico, lo sfruttamento sconsiderato del suolo, la deforestazione, l'antropizzazione senza scrupoli. E di conseguenza, l'aridificazione progressiva (un quarto dei sistemi fluviali del mondo non raggiunge più  il mare per almeno una parte dell'anno) e la allarmante riduzione delle risorse di acqua potabile. Ancora, crescenti
quantità di anidride carbonica nell'atmosfera, che  implicano anche un maggior assorbimento negli oceani con conseguente creazione di acido carbonico (cattive notizie per gli animali con il guscio...). Per non parlare dei 121 milioni di tonnellate di azoto prodotti ogni anno, a cui la natura non riesce a far fronte, o dei 100.000 diversi composti chimici artificiali in uso oggi nel mondo, molti dei quali dannosi per qualsiasi essere vivente. Oppure della concentrazione globale di aerosol nell'atmosfera, più che raddoppiata rispetto all'era preindustriale.

I limiti tracciati dal team, sottolinea Johan Rockström, sono "approssimativi, solo di massima, circondati da grandi incertezze e lacune delle nostre conoscenze.  Inoltre interagiscono l'uno con l'altro in modi complessi e mal compresi". Ciònonostante, secondo Rockström, il concetto stesso di soglia tollerabile risulta avanzato rispetto al consueto approccio adottato dagli ambientalisti, che mirano semplicemente a ridurre al minimo tutti gli impatti umani sul pianeta. I confini concedono un po' di respiro. Definiscono uno "spazio sicuro per lo sviluppo umano". E nello stesso tempo indicano un limite preciso, invalicabile, non un generico problema dai contorni incerti. Permettono di stabilire vari gradi di allarme, diversi livelli di urgenze. Invitano alla concretezza, prima che per la nave spaziale Terra e per il suo equipaggio sia davvero troppo tardi. Perchè, come dimostra il miglioramento dei livelli dell'ozono, fare qualcosa è possibile.



Fonti: New Scientist, web 

Per approfondire: tra i numerosi documentari relativi alla tutela ambientale e ai mutamenti in atto proposti in lingua italiana o in versione originale da Sperimentarea.tv   e dal suo canale tematico dedicato ai temi della biodiversità Ace-Sap Channel, anche un film realizzato da 542 allievi e 40 insegnanti delle scuole di Rovereto e del suo territorio:
 

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  Ambiente... Un circondo per starci dentro

  Regia di F.Piludu e L.Salimei
 
 



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