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Bianca, una pernice in pericolo - La pernice bianca alpina e il suo futuro..

E' una tra le pių caratteristiche e suggestive specie alpine d'alta quota, ma il suo habitat naturale č oggi messo a rischio da riscaldamento globale e antropizzazione. La sottospecie 'Lagopus helveticus' rischia cosė di scomparire per sempre. A tutela della pernice bianca alpina, l'impegno di WWF e progetto internazionale ACE SAP.


Prendere in esame dati ambientali, ecologici e genetici utili allo sviluppo di strategie per la conservazione della specie sul territorio: con questo obiettivo  il progetto internazionale "ACE SAP-Ecosistemi alpini e cambiamento ambientale" include tra le 21 specie animali e vegetali selezionate per le ricerche anche la ormai sempre più rara pernice bianca alpina. L'impegno a tutela della biodiversità degli enti coinvolti nel progetto  incontra al riguardo quello di un'altra grande organizzazione, il WWF. E dalla sinergia delle rispettive attività nascono una mostra temporanea - Bianca, una pernice in pericolo  - e un incontro di approfondimento -  La pernice bianca alpina e il suo futuro. Ecologia, tutela, progetti, prospettive.  Rinviando per i dettagli delle iniziative alle pagine web dedicate, pubblichiamo qui di seguito un estratto dei testi della mostra. Un invito ad appassionarsi al destino di questo volatile capace di sopravvivere in ambienti estremi, eppure tanto sensibile e indifeso davanti ai mutamenti in atto nel suo habitat.

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Ovunque inconfondibile, ovunque candida d'inverno, la pernice bianca è emblematico esempio di quel fenomeno di micro-differenziazione che si verifica in risposta alla separazione geografica tra le popolazioni di una stessa specie con abitudini non migratorie. Il suo areale è virtualmente immenso, ma frammentato in un gran numero di differenti sistemi montuosi ed aree relitte di tundra.

La sua storia evolutiva recente è legata alle glaciazioni del quaternario, che ne hanno permesso la diffusione dalle zone artiche di origine fino all'Europa meridionale, attraverso vasti corridoi ghiacciati. Al termine dell'ultima glaciazione, col ritiro della coltre bianca, alcune popolazioni si riportarono a nord, al seguito dei grandi ghiacciai scandinavi, in aree contigue e prive di vere barriere geografiche. Altre, invece, si ritrovarono su isole che il mare andava separando dal continente, ed in quelle isole compirono la loro micro-evoluzione. Altre ancora, come la sottospecie alpina, semplicemente salirono di quota assecondando i ghiacciai residui che via via si isolavano dall'originario unicum bianco in ritirata, e costituirono popolazioni relitte, isolate tra loro da zone impercorribili, nè più nè meno come il mare.

Nel Grande Nord (dove le barriere geografiche tra popolazioni limitrofe sono piuttosto blande e le condizioni ambientali risultano sostanzialmente uniformi), la nascita di sottospecie è stata abbastanza limitata; viceversa, ritrovarsi su un'isola o, scendendo di latitudine, (zone alpine!) andare incontro comunque ad un isolamento geografico che implica l'adattamento a situazioni ambientali distinte, ha favorito la differenziazione in nuclei genetici ormai ben separati.
Le circa 30 sottospecie riconosciute all'interno della complessa classificazione della pernice bianca vanno dunque interpretate come testimonianza di mirabile adattamento.

Nell'ininterrotto tentativo di risultare poco visibile (criptica) nello spoglio ambiente che frequenta, la pernice bianca ha un piumaggio che si potrebbe definire "in continua transizione", tra un abito invernale quasi completamente candido (escluse le timoniere e - nei maschi - le redini, entrambe nere), ed un abito estivo grigio-bruno screziato con ali e parti inferiori comunque bianche.  

La femmina appare (come sempre nei Galliformi) più criptica dei maschi e durante la cova rimane perfettamente immobile sul nido costruito sul terreno, confidando ciecamente nella validità del proprio mimetismo. L'altissima percentuale di successo delle sue covate, la più alta all'interno dei Tetraonidi, è la prova della validità del suo camuffamento agli occhi del nemico, costituito principalmente da rapaci, corvidi e mammiferi quali l'ermellino e la volpe.

Sebbene l'efficientissimo piumaggio isolante minimizzi la dispersione termica, le alte quote invernali vedono le temperature scendere drasticamente sotto lo zero. In tali condizioni la ricerca quotidiana di cibo rappresenta, da novembre a maggio, una sfida cruciale per il bilancio energetico, tanto più critica per un uccello che per poter volare non può appesantirsi mangiando a dismisura. La sopravvivenza è garantita soprattutto dai minuscoli salici nani (che da alberi in miniatura quali sono, hanno un alto contenuto fibroso ma un pessimo contenuto calorico e proteico) e da quel che resta delle Ericacee,che la pernice bianca ricerca sui pendii meno innevati e, al limite, scavando anche sotto la neve.

Un becco piccolo e ricurvo per tranciare ramoscelli secchi ed i minuscoli germogli dei salici nani, ed un tratto intestinale molto lungo e con diverticoli (i "ciechi) per digerirne le parti fibrose, sono gli adattamenti morfologici messi in atto per affrontare con successo anche la più povera delle diete. Nella tarda primavera e fino all'autunno la dieta si arricchisce, potendo contare sulle diverse essenze (oltre 90!) che popolano la tundra nostrana: mirtilli, ginepro nano, rododendro, erica baccifera, azalea alpina ed altre, unitamente a molluschi e insetti, utilizzati prevalentemente dai pulcini.

Scrive Francesco Borzaga, Presidente del WWF Trentino Alto Adige: "Sulle Alpi italiane la pernice bianca versa in grave e immediato pericolo di estinzione. Questa figlia dell'Artico, così legata ai ghiacciai e alla neve delle alte quote, ha ben poche difese nei confronti del mutamento climatico e delle troppo rapide trasformazioni della montagna.

E però la scomparsa di questo splendido uccello verrebbe a significare un irrimediabile impoverimento del patrimonio naturale italiano."

I motivi che stanno causando la rarefazione della specie o addirittura la sua scomparsa da alcuni massicci montuosi sono molteplici ed in buona parte collegati fra loro.  Sono molte le cause di disturbo di origine antropica, prime fra tutte un turismo sempre più impattante, la realizzazione di bacini idrici o l'attività pastorale poco controllata ad alte quote. A ciò si aggiungono però i mutamenti climatici in atto, il ritiro dei ghiacciai e la riduzione dei nevai, che hanno portato ad una drastica riduzione dell'habitat di Lagopus mutus helveticus.

Mentre la "Red Grouse", la sottospecie britannica (Lagopus scoticus) della pernice bianca nordica, unica nel genere Lagopus a non diventare bianca nella stagione fredda, ha avuto a disposizione alcune migliaia di anni per imitare nel piumaggio un ambiente (le brughiere) progressivamente più povero di precipitazioni nevose, non è affatto scontato che la nostra farfalla delle nevi abbia la possibilità di adattarsi a condizioni che cambiano troppo velocemente per i ritmi lenti dell'evoluzione.

Se da un lato la maggioranza delle cause di contrazione di questa sottospespecie sono poco controllabili, appare quindi evidente che la più efficace ed immediata azione di tutela che si possa e si debba intraprendere sia quantomeno il depennamento della pernice bianca alpina  dalla lista delle specie cacciabili. Di qui  l'appello del WWF a fermare la caccia alla pernice bianca su tutto il territorio alpino italiano.



Per approfondire: sono on line su Sperimentarea.tv , la web tv del Museo Civico di Rovereto, e sul suo canale tematico dedicato alla tutela della biodiversità ACE SAP Channel, i seguenti interventi di commento alla mostra da parte di esperti e organizzatori: 

Guarda il video

 
Bianca, una pernice in pericolo 1 
 
 

Guarda il video


Bianca, una pernice in pericolo 2 


 



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