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Biodiversità: un aiuto dagli indios Quechua per nutrire il futuro

Salvando oggi la varietà delle colture sarà possibile evitare un domani gravi carestie e perdite di terreni attualmente coltivati. In tal senso, ad esempio, il mondo potrebbe avere un giorno un debito di gratitudine nei confronti di un gruppo di coltivatori di patate delle montagne peruviane: preservare le varietà di tuberi in Perù potrebbe infatti rivelarsi essenziale per la sicurezza alimentare dell'intero pianeta.

 


Grazie ad un nuovo stanziamento globale di 116 milioni di dollari, gli indios Quechua verranno pagati per mantenere le loro molteplici, rare varietà di patate e per assicurarne così la disponibilità in aiuto al resto mondo quando dovrà adattarsi ai futuri cambiamenti climatici.

I Quechua sono infatti una delle 11 comunità del pianeta - scelte sulla base della rilevante varietà di prodotti coltivati - che rientrano in una iniziativa internazionale volta ad assicurare al mondo le opzioni di cui potrebbe avere bisogno per far fronte a crisi alimentari future legate ai mutamenti climatici e all'incremento della popolazione.
Tra i paesi coinvolti c'è anche Cuba, dove ci si concentrerà su mais e fagioli, così come l'Egitto (per quanto riguarda le arance) e la Tanzania (per il grano).

Il fondo, una pietra miliare dell'International Treaty on Plant Genetic Resources for Food and Agriculture (ITPGRFA), mira a mantenere una riserva di varietà essenziali per ciascuna delle nostre principali colture alimentari.

Esattamente come la biodiversità è vista oggi quale caposaldo della capacità adattativa del mondo naturale, disporre di una ampia varietà di cultivar appare essenziale per la capacità di adattamento  dell'agricoltura. Differenti specie di piante sono spesso in grado di far fronte a condizioni ambientali diverse; inoltre, molte oscure varietà potrebbero celare essenziali resistenze alle malattie.

Ma la biodiversità mondiale sta scomparendo con incredibile rapidità. Le cifre sono allarmanti. Attraverso i millenni l'umanità ha fatto affidamento su oltre 10 mila diverse specie vegetali a scopo alimentare. Oggi se ne coltivano appena 150 specie, e tra queste solo 12  soddisfano l'80 % di tutte le nostre necessità alimentari. Quattro - riso, grano, mais, patate - forniscono più di metà delle nostre risorse.

Di pari passo con la crescita dei mercati globali, e con la sempre più accentuata commercializzazione della produzione di sementi e dell'agricoltura in genere, è praticamente scomparso il vecchio sistema di coltivatori  abituati a conservare di anno in anno le proprie specifiche sementi, che costituivano una miriade di differenti varietà spesso strettamente adattate alle condizioni locali.
Di conseguenza, la varietà sta svanendo. La Cina ha perso il 90 % delle varietà di grano  di cui disponeva appena 60 anni fa. Negli Stati Uniti oltre il 90 % degli alberi da frutto e delle varietà ortofrutticole presenti nei campi dei coltivatori all'inizio del XX secolo ora non esistono più. Il Messico ha perso l'80 % delle sue varietà di mais. L'India ha perso il 90 % delle sue varietà di riso.

"Sono scomparse per sempre", spiega Shakeel Bhatti, segretario dell'ITPGRFA. "Dal punto di vista della sicurezza alimentare questo rende gli agricoltori dell'intero pianeta molto più vulnerabili alle malattie delle colture... e aggrava la vulnerabilità di alcuni paesi poveri rispetto agli shock dei prezzi nei mercati globali".

L' ITPGRFA ha due principali obiettivi: prevenire la perdita di varietà agricole sottoutilizzate e garantire che la piena biodiversità delle colture comuni venga mantenuta. Dopo la creazione di banche delle sementi mondiali, dunque, ci si focalizza ora su varietà che non possono essere conservate in simili strutture, appunto come nel caso delle patate.

Nonostante l' ITPGRFA sia stato concordato già nel 2001, e sia diventato effettivo nel 2004, negli ultimi cinque anni ci si è limitati a discutere le modalità di finanziamento. Ma una conferenza a Tunisi nel giugno 2009 ha infine sbloccato la situazione, dando il via al nuovo stanziamento di 116 milioni di dollari che sovvenzionerà gli 11 progetti.

Sono previsti anche dei contratti per garantire ai paesi coinvolti quali centri di biodiversità - in molti casi nazioni povere - i benefici dovuti quando le specie verranno utilizzate commercialmente da altre nazioni.
I paesi firmatari più ricchi, tra cu Norvegia, Spagna e Italia, hanno accettato di fornire il resto dei fondi entro cinque anni e gli stessi Stati Uniti hanno espresso il desiderio di aderire all'accordo dopo il disinteresse dimostrato dalla precedente amministrazione Bush.

Dal punto di vista storico, sia la carestia del XIX secolo in Irlanda che quella settecentesca del Bengala, in India, rappresentano del resto dure lezioni di quanto possa accadere facendo troppo affidamento su un ristretto numero di specie agrarie che vengano colpite da malattie. Ma secondo il Dr Bhatti anche oggi ci sono problemi al mondo che anticipano quanto potrebbe accadere in futuro se non verrà mantenuta la vigilanza. La ruggine degli steli di grano è una malattia devastante portata dal vento che si è diffusa in Africa e ha raggiunto ora il Medio Oriente, ma sta migrando ulteriormente verso est. " Se raggiungerà l'Asia merifionale e la Cina milioni di persone potrebbero trovarsi ad affrontare una gravissima minaccia alla sicurezza alimentare", sottolinea Bhatti. Al contempo, nell'Australia sudoccidentale anni di siccità - connessa ai cambiamenti climatici - hanno avuto un grave impatto sulla produzione di riso. " Ha quasi cancellato il settore", precisa ancora Bhatti. E se le minacce di futura desertificazione di ampie zone dell'Europa meridionale si dimostreranno reali, presto anche il vecchio continente potrebbe trovarsi ad affrontare problemi molto simili.

 

Fonti: CNN.com, web 


Per approfondire: riguardo il rischio di desertificazione che minaccia l'Europa Mediterranea è on line su Sperimentarea.tv  (e sul suo canale tematico ACE-SAP Channel, dedicato alla tutela della biodiversità) il seguente video:  

Guarda il video


  Desert of Europe


 



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