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Biodiversità: da neologismo ad argomento d'inchiesta a tutta pagina
Fino a un paio d'anni or sono suonava come neologismo all'orecchio dei più. Oggi invece la biodiversità è ormai tema d'approfondimento anche per i più diffusi organi di stampa nazionali. E' il caso di un articolo a firma di Elisabetta Curzel recentemente pubblicato da Nòva, l'inserto scientifico settimanale de Il Sole 24 Ore. In quel contesto è Costantino Bonomi - ricercatore del 'nostro' progetto AceSap - a richiamare gli elementi fondanti della convenzione sulla biodiversità. Vale a dire conservazione, sostenibilità, benefit sharing.
RADICI FUTURE. Le banche dei semi non sono tutte uguali. Ma sono un investimento necessario.
di Elisabetta Curzel
Nòva - Il Sole 24 Ore_Giovedì 23 luglio
Nel grande contenitore chiamato biodiversità, la salvaguardia può essere ottenuta in molte forme. In campo genetico, due sono le modalità preferite: la conservazione in situ, che preserva la natura con leggi che delimitano aree protette od obbligano a rigenerare zone degradate (soluzione ottimale ma non sempre applicabile); e quella ex situ, che ricorre a zoo, giardini botanici o banche dei semi.
È ormai noto che cambiamenti climatici, perdita dell'habitat, invasione di specie aliene e sfruttamento eccessivo delle risorse naturali minacciano quasi 100mila specie di piante, ossia un terzo del totale. Il dato, fornito dagli esperti della più grande banca dei semi del mondo, la Millennium Seed Bank dei Kew Gardens, in Inghilterra (per brevità Kew), rappresenta un problema tangibile. Per Simon Linington, responsabile per Kew del progetto europeo Ensconet, nato per definire gli standard operativi di conservazione dei semi nel nostro continente, «ci pensiamo di rado, eppure le piante forniscono cibo, ossigeno, carburante, materiale da costruzione, farmaci, purificano l'acqua e l'aria. E la nostra qualità di vita è tanto migliore grazie alla loro presenza». Salvaguardare la biodiversità delle piante, conservandone i semi, è oggi un investimento per il futuro del l'umanità.
Nel caso delle piante coltivate, le banche dei semi assicurano ad agricoltori e scienziati la possibilità di migliorare la produttività dei raccolti recuperando, dai geni degli antenati di una pianta, caratteristiche strategiche come la resistenza al freddo, al caldo, alla siccità o alle malattie. Si comprende la portata di questa informazione collegandola a quanto dichiarato il 19 giugno scorso da Jacques Diouf, direttore generale della Fao: «Nel 2009 la crisi alimentare colpirà un sesto della popolazione mondiale, ovvero 100 milioni di persone più dello scorso anno». Le piante selvatiche rappresentano una risorsa di pari importanza: sono "serbatoi" genetici per farmaci del futuro, e risorse indispensabili negli interventi di restauro ambientale, che contrastano l'erosione del suolo e le conseguenti frane. Ma come va salvata una simile ricchezza?
«Kew, che si occupa di piante selvatiche, lavora con un approccio partecipativo: insegna agli esperti locali le tecniche di raccolta e conservazione dei semi, e li supporta nella creazione di banche in loco – spiega Costantino Bonomi, conservatore responsabile della sezione botanica del Museo di scienze naturali di Trento e organizzatore dell'ultimo convegno Ensconet –. In altre parole, Kew fa proprie le raccomandazioni della Convenzione sulla Diversità biologica (Rio de Janeiro 1992, ndr), che basava la salvaguardia ambientale su tre principi: conservazione, sostenibilità e benefit sharing, ovvero condivisione dei benefici, anche in termini di addestramento e formazione».
Diverso l'approccio della Norvegia, artefice dell'altro grande progetto del settore: la banca del germoplasma realizzata alle isole Svalbard, nota come Seed Vault. La pubblicità fatta alla costruzione del deposito di sementi più remoto del mondo – situato a 120 metri di profondità nella roccia dell'isola di Spitsbergen, a 1.200 km dal Polo Nord – ha sensibilizzato tanto l'opinione pubblica quanto i policy makers, preposti al recupero e alla movimentazione dei fondi da destinare alla ricerca. Un'operazione da 9 milioni di dollari, a cui aggiungerne 150mila di mantenimento annuale, da ascrivere secondo Julian Laird, direttore dello sviluppo e della comunicazione presso il Fondo mondiale per la Diversità delle colture (che con il governo norvegese e il Nordic Genetic Resource Center gestisce il Seed Vault) «alla lunga tradizione di generosità di questo paese». Quale che sia lo scopo, «i norvegesi chiedono a tutti di inviare loro i semi, e basta», conclude Costantino Bonomi. «Tra loro e Kew c'è la stessa proverbiale differenza che esiste tra chi regala un pesce e chi insegna a pescare».
Network - liste prioritarie - Millennium Seed Bank
La più grande banca del germoplasma del mondo - nell'aprile 2007 ha acqyuisito il miliardesimo seme - è attualmente la Millennium Seed Bank dei Kew Gardens, in Inghilterra. Ospitata sui terreni del Wakehurst Place, la strutura vuole contribuire alla salvaguardia della biodiversità limitando l'erosione genetica e rallentando l'estinzione delle piante selvatiche minacciate. Il Millennium Seed Bank Project, avviato nel 2000 grazie a un generoso finanziamento della Lotteria nazionale inglese, mira a raccogliere entro il 2010 i semi del 10% delle piante selvatiche del mondo. Obiettivi paralleli sono la creazione di network e partnership in tuto il mondo che contribuiscano al raggiungimento dello scopo, la condivisione del sapere scientifico, la creazione di competenze ad hoc e la sensibilizzazione dell'opinione pubblicasulle necessità della conservazione ambientale. Nel 2004 Kew coordina Ensconet, la rete europea per la conservazione del germoplasma delle piante selvatiche: scopo dell'iniziativa è la definizione degli standard operativi europei per la conservazione del germoplasma. Fruto di quasi 5 anni di lavoro, è un documento contenente raccomandazioni sulle modalità di raccolta, pulitura, disidratazione, umidificazione, imballaggio, stoccaggio e germinazione dei semi.
In occasione del quinto convegno, ospitato dal Museo tridentino di Scienze naturali, sono state presentate le liste prioritarie per la conservazione delle piante su base biogeografica. Nell'area alpina, che comprende Alpi, Carpazi, Balcani, Pirenei e zone montuose scandinave, si parla di 3.818 piante da salvaguardare, di cui 2.011 nella sola Italia. (e.cu.)
Deposito - Copia di backup - Svalbard Seed VaultInaugurato il 26 febbraio del 2007, il deposito di sementi di Svalbard (Seed Vault) conserva semi di piante coltivate e funziona come 'copia di backup', nel caso dovesse andar perduta la diversità di colture conservate nelle tradizionali banche genetiche del mondo.Di proprietà del governo norvegese, il Seed Vault è costituito da due magazini situati a 120 metri di profondità nella montagna di Plataberget, sull'isola di Spitsbergen. Il luogo viene considerato ideale per la conservazione dei semi: anche nel caso in cui le unità di raffreddamento si guastassero, non garantendo più i -18 °C prescriti dagli standard internazionali, il permafrost che ricopre l'isola garantirebbe per giorni un isolamento termico sufficiente.
A oggi il Seed Vault contiene circa 400mila campioni, ognuno dei quali conta 500 semi. La capienza totale del deposito è di 4,5 milioni di campioni: a pieno regime potrà contenere 2,25 miliardi di semi. I paesi che depositano i propri campioni di sementi a Svalbard ne conservano i diritti di proprietà. Le scatole con i semi vengono sigillate dai depositanti, che rimangono gli unici a potervi accedere. Il Seed Vault non occupa uno staff permanente. La sua gestione è affidata al governo norvegese, al Fondo mondiale per la diversità delle colture, che finanzia il trasporto dei semi dai paesi in via di sviluppo alle Svalbard, e alla Banca genetica nordica, che manterrà un database pubblico e online dei campioni conservati. (e.cu.)

(Fonte immagini: web)






