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Il clima che cambia: l'Unione Europea studia le acque di montagna

Valutare l'impatto dei mutamenti climatici in atto sull'acqua surgiva delle regioni montuose: è questo lo scopo di un importante progetto di ricerca finanziato dall'Unione Europea e denominato appunto ACQWA (Assessing climatic change and impact on the quantity and quality of water). Fresco di debutto con un budget di circa 6,5 milioni di euro per cinque anni di ricerca e 37 partners coinvolti, il progetto ACQWA si avvarrà di avanzate tecniche di modellizzazione per determinare al meglio l' impatto dei cambiamenti climatici sulle risorse di acqua alpina del pianeta.


Gli effetti dei mutamenti climatici stanno divenendo sempre più eclatanti. A maggior ragione nelle regioni montuose, molto vulnerabili da questo punto di vista. Se il ciclico scioglimento di nevi e ghiacci contribuisce alle forniture di acqua potabile, di corrente idroelettrica e di risorse per l'irrigazione, tutto ciò è messo a rischio dal ritiro dei ghiacciai, dallo scioglimento del permafrost e dalla decrescita delle precipitazioni nevose. In più, tali mutamenti hanno forti impatti socioeconomici per chiunque viva a valle.

Fresco di debutto e finanziato dalla Comunità  Europea nell'ambito dell'FP7 (7° Programma Quadro di azioni comunitarie di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione 2007-2013), ecco allora il progetto ACQWA, che si prefigge appunto di utilizzare avanzate tecniche di modellizzazione per quantificare l'influenza di un mutamento climatico sulle cause che determinano la portata di un fiume. Il progetto analizzerà inoltre l'impatto che simili fattori hanno sulla società, l'economia, la politica delle regioni interessate, attingendo da precedenti ricerche focalizzate su periodi di tempo limitati ed espandendo il lasso di tempo preso in esame dal 1960 fino al 2050.

Terreno di ricerca comune per l'indagine saranno i bacini fluviali del Rodano e del Po. I due fiumi si prestano infatti perfettamente quali casi di studio, dal momento che le loro aree contengono tutti gli elementi naturali che si intende sintetizzare nei modelli: neve, ghiaccio, vegetazione, idrologia. Negli stadi più avanzati del progetto l'attenzione si sposterà ad altre aree del mondo, in particolare le Ande, Cile e Argentina, e l'Asia Centrale, più in specifico il  Kyrgyzstan. 

Il progetto ACQWA analizzerà le risposte ambientali e socioeconomiche in termini di rischi, ecosistemi acquatici, energia idroelettrica, turismo, agricoltura, implicazioni per la salute derivanti dalla variata qualità dell'acqua.

E proprio le attività di ricerca passate, presenti e future riguardanti l'acqua sovvenzionate dalla Comunità Europea sono state tra l'altro argomento centrale anche al European Water Research Day lo scorso 8 settembre, nell'ambito dell'Expo di Saragozza, in Spagna. L'evento, organizzato dal Direttorato Generale per la Ricerca della Commissione Europea, ha visto la partecipazione di 200 delegati.

Da oltre due decenni la Comunità Europea supporta la ricerca scientifica in materia di acqua attraverso i suoi 'programmi quadro di ricerca' o research framework programmes (FPs). Dal lancio del primo FP nel 1984 la ricerca si è espansa sia in termini di budget che di obiettivi. I numerosi progetti sovvenzionati nel frattempo dalla Comunità Europea hanno generato una ricchezza di esperienza per quanto riguarda la promozione di un utilizzo sostenibile delle risorse idriche e lo sviluppo di tecnologie correlate. Tale esperienza aiuta a comprendere come affrontare le future sfide legate all'acqua: come affermato appunto nel messaggio della Commissione Europea  al European Water Research Day, 'una gestione flessibile e integrata delle risorse idriche si rende indispensabile per far fronte a questioni come il cambiamento climatico'. 

In effetti, i mutamenti climatici  pongono grandi sfide per la gestione dell'acqua non solo in Europa ma in tutto il pianeta: hanno messo a nudo la vulnerabilità degli attuali tentativi di gestione quando si tratti di affrontare eventi estremi quali inondazioni o siccità. Cambiare questa situazione richiede, tra l'altro, nuove forme di dialogo  tra scienza, politica e gestione operativa. La cooperazione internazionale non dovrebbe promuovere 'panacee' tecniche e istituzionali ma mirare a un approccio diagnostico tenendo conto del contesto culturale, ambientale e politico. Questo richiede più stretta collaborazione internazionale su quanto appreso. Risolvere il problema acqua comporta quindi una risposta globale e una guida politica a livello internazionale.

Nelle aree che soffrono di scarsità d'acqua, principalmente nei paesi in via di sviluppo, dovrebbero essere sviluppate risorse alternative quali un maggiore riciclaggio di acqua sporche. Inoltre, in molti paesi la gestione delle risorse idriche nelle aree urbane non è così efficace come potrebbe essere a causa di una frammentata suddivisione istituzionale delle responsabilità 

Dare per scontate forniture di acqua potabile facilmente disponibili e a basso costo non è più possibile. E il problema non riguarda solamente i paesi in via di sviluppo, dal momento che episodi di siccità persistente stanno diventando più comuni anche in aree del mondo 'sviluppato'. Di qui anche l'importanza della desalinizzazione di acqua marina quale una delle potenziali risposte al problema. La ricerca della Comunità Europea sta contribuendo a rendere questo procedimento più efficente dal punto di vista energetico e dei costi e, nello stesso tempo, a minimizzarne il suo impatto sull'ambiente. In soli 15 anni di ricerche il costo dell'acqua desalinizata è stato dimezzato a quasi 0,40 euro/m³ (degno di confronto con il costo dell'acqua in bottiglia consumata in Europa!). E grazie agli sforzi scientifici e tecnici si prevede che i costi scenderanno ulteriormente nel prossimo futuro.


 

(Dalle Newsletter dell'European Commission's Research web site 'Environment')